Il primo capitolo riguarda il Padre e leggendolo per intero si può carpire quali sono gli elementi cardine dell’intero libro: la congettura, la superficialità nella trattazione e l’inconsistenza delle tesi.

Si potrebbe criticare ogni singolo rigo del libello ma purtroppo a differenza di Odifreddi non ho la possibilità di essere pagato per scrivere libri e quindi devo guadagnarmi da vivere facendo altro e dedicare i ritagli di tempo a questa attività da poco intrapresa.

Tornando al capitolo, l’autore sostiene infondatamente e senza addurre alcuna tesi VALIDE a supporto che l’utilizzo dei termini Elohim, El e Jahvé siano la prova concreta che alla base della religione ebraico-cristiana ci siano più dei. Con questa affermazione non supportata l’autore pretenderebbe di infondere alla religione analizzata una matrice politeistica

L’altra pretesa dell’autore è quella di ridimensionare Dio ad una ruolo di Demiurgo. Per farlo si avvale della Bibbia Ebraica: la Bershit Rabah.

Riporta i versetti della creazione:

”In principio della creazione di Dio del cielo e della terra,
quando la terra era informe e deserta, le tenebre
ricoprivano l’abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque,
Dio disse: Sia la luce, e la luce fu.”

E la raffronta con l’edizione ufficiale della CEI che traduce invece:
”La terra era informe e deserta e le tenebre coprivano
l’abisso e lo spirito di dio aleggiava sulle acque. Dio disse:
“sia la luce”, e la luce fu”

Giocando non si sa su quali artifici linguistici spinge (forzatamente) sulla creazione da parte degli dei e sulla successiva “lavorazione” degli elementi da parte di Dio… Leggendo però il primo testo riportato ad avvallo di tale congettura è impossibile carpire su quali fondamenta poggi tale sentenza. Infatti, anche volendo calarsi nel ragionamento odifreddiano, è impossibile negare il potere creatore di Dio, visto che il dio da lui definito Demiurgo, dice “Sia la luce”, ovvero, “Esista la luce”. E solo un creatore può dare esistenza ad una qualsivoglia creatura. Quindi ancora una volta il matematico si è dimostrato precipitoso e tutt’altro che coerente.

Successivamente il matematico si barcamena in affermazioni assurde congetture sull’androginia di Adamo ed Eva e in seguito da vita a congetture non dimostrate sul peccato originale, affermando che la colpa risiede nella scoperta del sesso…

Il capitolo è anche pervaso di uno sciocco modo di leggere la Bibbia (so di non essere offensivo, il professore non prenderà in considerazioni le parole di un cretino). Infatti, Odifreddi va a leggere letteralmente i messaggi scritti chiaramente in un linguaggio simbolico. Questo mi ha spinto a riorganizzare l’analisi del libro.

Visto l’enorme quantità di fanfaluche spiattellate tra le varie pagine del libro preferisco terminare di leggere tutto il testo e di organizzare le principali contraddizioni in maniera globale, portando a supporto delle mie affermazioni le principali affermazioni contestate/bili.

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commenti
  1. mR. gImO ha detto:

    Ahahah domè hai dovuto cambiare metodo perché altrimenti avresti avuto troppo cose da scrivere! 😀

    Mi piace questa tua analisi. Soprattutto con questi libri che tutti leggono senza spirito critico, abboccando ad ogni affermazione. Attendo (presto) nuovi post!

    Domè l’unico problema è che il libro l’hai comprato, fondamentalmente aiutando lo scrittore a raggiungere il suo scopo, che secondo me non è quello di infondere l’anti-cristianesimo nei cuori, ma solo quello di fare eurini 😉

    Ciao un bacio!

  2. bigmico ha detto:

    Ciao Gimo,
    sono contento di leggere il tuo l’intervento e scoprire che ti piace la mia analisi!
    Effettivamente controbattere punto per punto sarebbe impossibile, vista l’enormità di congetture e di supposizioni infondate che albergano nelle pagine dei libri.
    Sicuramente i miei soldi saranno finiti (per mezzo dell’editore) nelle tasche di Odifreddi ma è l’unico mezzo per poter analizzare le scempiaggini scritte dal matematico piemontese.
    Un abbraccio!

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