Cari lettori del mio blog, in questo post do spazio a mia madre, in modo di farle pubblicare un articolo su un’opera che da poco ha realizzato.
Ho sempre avuto un grande amore per la “ricerca”, sia per le cose di una volta, che per la tecnologia e il futuro.
Spinta da questo mio animo impaziente di conoscere e trovandomi tra le mani un pezzo di “teletta”, stoffa originale degli anni 50, con la quale si facevano i “dubriatti” delle donne di Girifalco, ho sentito la necessità di ricostruire ” il costume tipico di Girifalco”.
Ritengo, che quest’amore per il passato è intrinseco in me, poiché ho vissuto una gran parte della mia infanzia tra fili, trame, orditi, ricami e stoffe di ogni genere, in quanto mia nonna, Rosa Zaccone, era la sarta del paese: “a maistra“. Vi era una stanza della sua casa, che era adibita a laboratorio, a volte vi erano circa venti ragazze che venivano ad apprendere l’arte del ricamo, del taglio e del cucito.
Ero ammirata, nel vedere con quanta maestria riusciva a creare con arte, sia i capi di abbigliamento per le donne che ancora usavano “il tradizionale costume“, sia capi moderni, come poteva essere la “minigonna” per non parlare poi, delle lenzuola, dei tovagliati e di quant’altro serviva per la “dote” delle giovani donne girifalcesi, di ogni ceto sociale.
Creava molte volte lei stessa i disegni per i bordi delle lenzuola e … poi i vestiti da sposa erano delle nuvole meravigliose, ” a maistra” doveva oltre che vestire la sposa, fare l’acconciatura ai capelli, ricordo finanche, che realizzava gli orecchini rigorosamente con gli stami dei fiori di seta o con delle perline.
Senz’altro, le spose degli anni ‘50, ‘60 e inizio ‘70, prima del “Boom Economico“e quindi dell’industria manifatturiera, hanno avuto realizzato il vestito del giorno più bello della loro vita, in maniera originale e personalizzata, quindi un pezzo unico, quelle spose non hanno certamente nulla da invidiare alle spose di oggi, che spendono un patrimonio per il vestito di un giorno….augurandosi…poi….. che lo sia per sempre.
Ma ritorniamo al nostro vestito.
Questo costume è stato riprodotto in miniatura e identico a quello d’epoca fin nei minimi particolari, aiutata da mia madre, che a sua volta era sarta e nella sua memoria storica del mestiere, ricordava perfettamente come si cuciva il nostro costume tradizionale.
Lo abbiamo realizzato, e adesso vi presentiamo un bellissimo defilè di ROSINUZZA (questo è il nome con il quale voglio battezzare la BAMBOLA in onore di mia nonna), la nostra “cirifharcota maritata”, eh si…perché a seconda dello status sociale, le donne indossavano abiti di colore diversi che le identificavano a prima vista.
Per le donne “sfhijatti” cioè nubili, il panno era di colore verde, per le donne vedove era di colore marrone e per le maritate era di colore rosso.
Mia madre in costume: Maria Marinaro – Mia nonna: “a maistra” Rosa Zaccone – Io: Rosa Sergi
L’immagine sottostante illustra tutti gli indumenti che costituiscono l’abito de “A Ciriharcota”
Di seguito vengono riportate le foto di ogni singolo elemento
…In attesa di creare il costume in dimensioni reali…
Rosa Sergi

































Bello. Ma mi piacerebbe leggere una descrizione dettagliata del costume girifalcese e dei suoi compnenti (per esempio, cas’era “u dubriattu”, “u juppuna”, a”a cuda” ecc.), magari corredato da qualche foto, che non dovrebbe essere difficile reperire.
Ciao
Antonio
Da: antonio su Maggio 10, 2008
alle 10:38 pm
Ciao Antonio,
girerò la tua richiesta a mia madre, sicuro che produrrà un’anali dettagliata di tutti gli elementi…
Ciao!
Da: bigmico su Maggio 11, 2008
alle 6:25 pm
GRANDE Domenico (non a caso Big Mico) (grande l’idea di dare a lei la parola
) e GRANDE mamma di Domenico (Big Mico’s Mom) (per lo straordinaria RICERCA!!!)
CIAOOOO
Da: annalisa su Maggio 12, 2008
alle 4:45 pm
Somehow i missed the point. Probably lost in translation
Anyway … nice blog to visit.
cheers, Closet.
Da: Closet su Giugno 19, 2008
alle 11:21 am